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Analisi sinottiche occorse in passato con genesi di intensa attività temporalesca



Questa sezione del sito tratterà 7 analisi sinottiche ad elevata valenza didattica utili per comprendere l'interazione tra vari fattori termodinamici favorevoli ad intensa attività temporalesca.

1) Cut-off ciclonico in quota su Ligure-Alto Tirreno: la situazione fa riferimento al giorno 17/08/1972 ore 12 GMT ed è riportata sotto.

Gli elementi essenziali di tale sinottica sono rappresentati da una pulsazione dinamica con asse SW-NE del promontorio anticiclonico subtropicale atlantico, con cuneo espanso su Francia, che favorisce il distacco dal vortice polare, che presenta una moderata saccatura baroclina su Mare del Nord, di un cut-off su mari nordoccidentali italiani in fase di lenta progressione verso ESE e caratterizzato da geopotenziali non particolarmente bassi ma da buona alimentazione fredda polare marittima ancora in corso ad interagire con le calde acque mediterranee.

La situazione favorì lo sviluppo diffuso di celle temporalesche ad innesco essenzialmente pomeridiano-preserale su gran parte del centronord e con sistemi meglio organizzati (probabili MCS circolari) ad E ed a NE del minimo a 500 hPa (flusso dinamico meridionale ciclonico) e su Basso Tirreno e Sardegna (probabili linee e mesolinee frontali per inferiore ciclonicità del flusso ma elevato gradiente barico e termico orizzontale).

La corrispondente sinottica nei bassi strati vide una complessa struttura ciclonica su Mediterraneo orientale e Balcani estendere una saccatura retrograda (stimolata dal cut-off in quota) sulla nostra penisola, mentre il promontorio anticiclonico azzorriano presentava cuneo ad assetto zonale coricato su Mitteleuropa; sull’Italia si ebbero deboli flussi settentrionali con componente nordorientale su comparto adriatico.

L’analisi dei campi medi di precipitation rate (in mm/giorno) riferita allo stesso giorno tra le 12 e le 18 GMT è riportata sotto.

Si nota infatti come le precipitazioni più consistenti si ebbero sul Nordest con particolare riferimento al settore alpino (MCS), Pianura Padana centroccidentale ed infine sulla Sardegna (genesi frontale con linee e mesolinee) in progressione nelle ore successive verso medio-basso Tirreno.

2) Saccatura nordatlantica in quota con asse disposto su Mediterraneo occidentale: situazione occorsa il 10 giugno 1971 e riportata di seguito (topografia di geopotenziale a 500 hPa ore 12 GMT).

La notevole rimonta su Atlantico occidentale di un solido promontorio anticiclonico subtropicale favorisce lo sprofondamento su Europa e Mediterraneo occidentale di una importante saccatura, strutturata con coppia di minimi chiusi di cui uno su golfo di Biscaglia, in fase col vortice polare presentante un minimo su latitudini artiche asiatiche, mentre un promontorio subtropicale dinamico secondario si erge da entroterra libico a Balcani centromeridionali.

In uscita dalla saccatura ad assetto meridiano un forte flusso sudoccidentale ciclonico investe la penisola, impegnando essenzialmente le regioni centrosettentrionali ed apportandovi masse d’aria fredda ed instabile di origine polare marittima, favorevoli alla genesi di sistemi temporaleschi organizzati, più consistenti su regioni settentrionali e centrali tirreniche e prevalentemente di tipo lineare multicellulare.

La probabilità di sviluppo di sistemi supercellulari è in queste condizioni relativamente elevata per lo scorrere del getto polare in alta troposfera sul centronord con elevato windshear verticale positivo in velocità, come mostra la successiva topografia di geopotenziale a 250 hPa.

Il getto polare, in discesa dall’Islanda, entra, mantenendosi a S della vasta saccatura polare, su penisola iberica, dirigendo poi su Mediterraneo occidentale e penisola italiana, ed andando successivamente in split su Balcani orientali; la massima divergenza si esplica su regioni nordoccidentali e centrali tirreniche (in primis Toscana) ove, come si vedrà in seguito, occorrono i fenomeni più consistenti.

Da notare il gradiente barico notevolmente elevato tra Mediterraneo occidentale e Africa di nordovest, decisamente superiore rispetto al piano isobarico di 500 hPa, sinonimo di deciso windshear verticale positivo in velocità e incline a generare sistemi depressionari secondari in bassa troposfera su entroterra algero-tunisino. La successiva analisi del campo medio di precipitation rate tra le 12 e le 18 GMT rafforza tali ipotesi evolutive.

I massimi areali impegnano il Nordovest, comparto appenninico settentrionale e Toscana, in corrispondenza dei massimi di divergenza in alta troposfera e con indubbio contributo orografico retroattivo dinamico per ascendenza forzata negli strati medio-bassi.

3) Blocco meteorologico euroatlantico ad assi inclinati per evoluzione di onda lunga a grande ampiezza con genesi di bicella: situazione occorsa il 21 giugno 1973. Evento classico di blocking eurotlantico con pulsazione meridiana anticiclonica subtropicale proiettata con assetto SW-NE fino alla Scandinavia e conseguente retrogradazione da NE di un asse di saccatura relativo ad un minimo attivo su Asia nordoccidentale; l’evoluzione di tale configurazione tende a complicare nel distacco di una coppia di cut-off a 500 hPa che con iniziale moto retrogrado danno origine ad una configurazione di blocco bicellulare sullo scacchiere euromediterraneo. La sinottica sul piano isobarico a 500 hPa è riportata di seguito.

Il cut-off secondario, ma molto profondo e penetrato nelle 24 ore precedenti dall’Atlantico in occasione di temporanea frattura del blocking atlantico e per richiamo dinamico operato dal principale su Europa orientale, va a posizionarsi tra catena pirenaica e Francia, pilotando su regioni centrosettentrionali un flusso molto freddo e decisamente ciclonico da SW, mentre un relativo promontorio subtropicale si insinua tra i due poli freddi su Balcani, supportato da avvezione calda in risalita da SSW attraverso l’entroterra libico. Tale risalita tende ad ampliare il gradiente termico nei confronti dell’ingresso freddo incipiente con esaltazione dei fenomeni proprio nell’area di maggiore contrasto, ovvero su regioni nordorientali.

Inoltre il ramo di correnti fredde sudoccidentali in uscita dal cut-off su Francia genera, per divergenza in quota e contrasto termico con la risalita calda balcanica, ciclogenesi al suolo su centronord Italia, conferendo elevata baroclinicità verticale all’intero sistema con relativo efficace dinamismo, ed è quanto si evince dalla corrispondente sinottica al suolo.

Molto interessante appare, solidale con quanto visto a 500 hPa, la vastissima fascia anticiclonica (tipica di blocking euroatlantico in quota) che dalle Azzorre si porta fino a Siberia attraverso tre massimi distinti di cui uno centrato su coste norvegesi; un notevolmente prolungato flusso nordorientale prende le mosse dalla Russia e si getta fino a SW del Portogallo, innescando ciclogenesi nordafricana sottovento alla catena dell’Atlante, mentre il minimo secondario su regioni centrosettentrionali appare fortemente condizionato nell’innesco dalla situazione presente in quota e vista in precedenza.

Sistemi temporaleschi ben organizzati si sviluppano essenzialmente su regioni settentrionali e centrali adriatiche, con i massimi concentrati essenzialmente in due comparti territoriali: 1) Nell’area in cui il flusso freddo ciclonico da SW va ad addossarsi alla cresta anticiclonica su Balcani (a 500 hPa) e quindi su Triveneto ed Alpi orientali, con rallentamento del flusso in media troposfera e possibilità di MCC (velocità di progressione inferiore a 40-50 km/h); 2) Nell’area di massimo windshear verticale positivo in direzione: a causa della posizione baroclina dei minimi al suolo ed a 500 hPa, le regioni nordorientali e quelle del medioalto versante adriatico vedono rotazione oraria del vento con la quota, con flusso da SE o ESE nei bassi strati e da SW in media troposfera.

4) Configurazione sinottica ad omega in quota (omega blocking): situazione occorsa il 29 giugno 1986 la cui topografia di geopotenziale a 500 hPa è riportata di seguito.

La classica struttura ad omega di cui sopra e riferita alle 18 GMT prende le mosse da una forte pulsazione dinamica a carico del promontorio anticiclonico subtropicale, che con asse meridiano si protende da Nordafrica a Nordatlantico chiudendo un massimo secondario su Mare del Nord; ciò, in concomitanza alla presenza di una vasta saccatura di origine polare su Europa nordorientale (con cut-off a N del Mar Nero), determina la discesa dalla penisola scandinava di un ramo di correnti settentrionali piuttosto fredde, sui cui si muove una saccatura mobile secondaria attiva su paesi danubiani ed in scorrimento verso S, la quale segue l’avvento in mediobassa troposfera di un ramo occlusivo freddo con moto NNW-SSE in procinto di attraversare il comparto adriatico.

Questa situazione sarà all’origine in serata di devastanti sistemi temporaleschi (MCS lineari con probabili individui supercellulari al passaggio frontale) che dal Veneto orientale flagelleranno il ferrarese, la Romagna ed in seguito il medio Adriatico. Generalmente tali configurazioni tendono sempre a penalizzare il versante orientale della penisola a partire dal Triveneto. Sebbene nella fattispecie l’ingresso freddo in quota non appaia di particolare intensità, così come l’entità della saccatura mobile, altri fattori contribuiranno allo sviluppo dell’intensa fenomenologia osservata, come si evince dalla corrispondente situazione al suolo.

Se da un lato l’avvezione fredda che sostiene l’ingresso del ramo frontale occlusivo (individuabile immediatamente a S dei paesi danubiani fino all’arco alpino orientale) è dovuta essenzialmente alla presenza della cellula anticiclonica su Nordeuropa, in fase col massimo delle Azzorre attraverso le isole britanniche, appare di fondamentale importanza il piccolo minimo ciclonico su Francia meridionale, il quale favorisce avvezione calda in risalita da SE lungo l’Adriatico davanti all’occlusione entrante, con apporto di notevole quantità di calore sensibile ed umidità nei bassi strati da fornire ai sistemi convettivi; inoltre genera ondulazione frontale nel momento in cui il fronte stesso penetra da NNE su alto Adriatico con conseguente rallentamento di velocità. La linea di discontinuità nei bassi strati tra il flusso sudorientale mosso dal minimo su Francia e le correnti da NE postfrontali sarà quella ove massimo si osserverà l’innesco temporalesco.

La probabile genesi di individui supercellulari la si può ricercare nella successiva mappa che riporta il flusso in alta troposfera (piano isobarico di 250 hPa) alle 00 GMT del 30 giugno (sei ore dopo).

Si nota chiaramente come lo split del getto polare operato dal blocco anticiclonico tra Francia e Mare del Nord, induca il ramo primario a risalire verso N in prossimità delle isole britanniche, circuitare il massimo anticiclonico a latitudini artiche, e ridiscendere verso S rinforzando tra Finlandia e Russia nordoccidentale. Tale ramo, sebbene indebolito, transita con un core relativo sui 35-40 m/s di intensità dal Triveneto alle regioni centromeridionali, passando per il medioalto Adriatico.

Nonostante i valori assoluti del getto non siano di particolare intensità, sono in ogni caso sufficienti a generare significativo windshear verticale positivo in velocità tra media ed alta troposfera, in considerazione del fatto che a 500 hPa il flusso settentrionale è di intensità debole moderata, con conseguenti forti moti ascensionali su tutta la colonna d’aria (per contrasto termodinamico tra bassa e media troposfera e per windshear verticale positivo tra media ad alta troposfera).

La concomitanza di tali caratteristiche depone a favore di probabile innesco supercellulare nelle aree interessate, supportato dall’entità dei fenomeni occorsi (venti oltre 100 km/h e chicchi di grandine eccedenti i 7 cm di diametro con accumuli al suolo fino a 35-40 cm in circoscritte aree del ravennate occidentale e bolognese orientale).

5) Saccatura in quota su Iberia e promontorio anticiclonico su Mediterraneo meridionale: situazione occorsa il 18 giugno 1997. Il pomeriggio vide l’innesco di potenti supercelle su Veneto orientale ed Emilia-Romagna, nonostante la sinottica sul piano isobarico di 500 hPa non appaia particolarmente perturbata come si nota dalla rappresentazione di seguito (ore 12 GMT).

Ad un esame sommario di tale status si evidenzia la presenza di un vortice polare ben strutturato con minimo di geopotenziale primario a NW delle isole britanniche che approfondisce una relativa saccatura, con presenza di cut-off, su penisola iberica, mentre la fascia anticiclonica subtropicale presenta promontori non particolarmente pronunciati in pieno oceano e su mari centromeridionali italiani, quest’ultimo con asse disposto in direzione dei Balcani.

La situazione non pare particolarmente preoccupante, tuttavia due elementi debbono essere considerati con il giusto peso: in primo luogo si scorge una veloce sebbene poco pronunciata saccatura mobile che deflette da Mitteleuropa e regioni settentrionali; tale saccatura porta in essere su dette aree una moderata sebbene temporanea avvezione fredda di origine polare marittima (ramo frontale freddo nei bassi strati) ed inoltre accentua il gradiente barico (e termico) in media troposfera sulle stesse regioni a causa della sostanziale tenuta a carico del promontorio subtropicale mediterraneo, con conseguente rafforzamento del flusso dinamico occidentale.

In secondo luogo le regioni settentrionali vengono a trovarsi in zona di confluenza tra l’avvezione fredda vista prima ed un flusso più caldo subtropicale in uscita dal cut-off ciclonico su Iberia che risale dal Mediterraneo occidentale. Detta confluenza contribuisce su dette zone ad instabilizzare sensibilmente la colonna d’aria prescindendo dai valori assoluti di geopotenziale e dalla profondità della saccatura, che in effetti sono di portata non trascendentale.

Tralasciando la sinottica al suolo, che in questa tipologia di eventi non offre particolari spunti rappresentativi in relazione all’intensità della fenomenologia occorsa, se non il transito su regioni del nord di un moderato ramo frontale freddo con traiettoria WNW-ESE (che comunque darà l’input ai primi e fondamentali movimenti ascendenti forzati), di estrema importanza risulta ciò che invece accade in alta troposfera nella genesi di tale violenza atmosferica (con particolare riferimento all’insorgenza di individui supercellulari). Infatti proprio il Norditalia viene a trovarsi attraversato da un forte getto con valori non comuni in relazione al periodo stagionale, come mostrato nella mappa successiva riferita al flusso sul piano isobarico di 250 hPa.

Si evidenzia il percorso che il getto polare compie dall’Atlantico all’Europa orientale. Esso ondula decisamente in corrispondenza del cut-off iberico penetrando su Africa nordoccidentale, per poi risalire, notevolmente rafforzato, da Mediterraneo occidentale a paesi danubiani. Tale intensificazione è ascrivibile al notevole gradiente termico che si viene a stabilire tra l’aria polare marittima in entrata su Europa centrale tramite la saccatura mobile vista a 500 hPa ed il flusso subtropicale molto caldo pilotato dal promontorio anticiclonico dinamico in decisa tenuta su Mediterraneo meridionale.

Il core del getto sorvola le regioni settentrionali presentando massimi di intensità su Nordest ed Emilia-Romagna, ove si evidenziano velocità superiori a 50 m/s (180 km/h). La genesi dei fenomeni temporaleschi (che interesseranno inizialmente la Lombardia orientale intensificandosi nella loro progressione verso levante) appare quindi fortemente condizionata da elevato windshear verticale positivo in velocità in medioalta troposfera ed in direzione in mediobassa (flussi al suolo prefrontali da ESE caldoumidi rientranti dall’Adriatico ma già orientati da SW ad 850 hPa).

Ciò origina in primo luogo linee temporalesche frontali con individui ad asse assai inclinato (favorevole ad intensa attività grandinigena), nonché, in prossimità del core del getto, elementi supercellulari ad elevato potenziale, con un sospetto tornado F1 nel bolognese orientale, e chicchi di grandine grossi come palle da tennis nel ferrarese e ravennate settentrionale. Il giorno successivo, a fronte di una situazione poco dissimile, si avranno nuovi elementi supercellulari su ferrarese con comprovato tornado F2 alla periferia sud della città estense.

La situazione appena commentata rappresenta un ottimo esempio di quanto possano incidere le correnti in medioalta troposfera nella genesi di tali manifestazioni, anche in presenza di condizioni bariche non particolarmente disturbate. Condizioni similari, anche se con collocazioni e traiettorie diverse, sono alla base dei più violenti fenomeni convettivi che possono interessare anche le altre regioni nel periodo estivo, segnatamente quelle settentrionali.


6) Ampia saccatura atlantica a 500 hPa con asse diretto a Mediterraneo occidentale e promontorio dinamico di blocco su Europa orientale: situazione occorsa il 13 settembre 1995 ed esposta di seguito nella carta a 500 hPa riferita alle 12 GMT.

La sinottica in questione è particolarmente favorevole ad eventi temporaleschi intensi e prolungati su regioni settentrionali e centrali tirreniche, ma con particolare riferimento alla chiostra alpina e prealpina lombardo-veneta, con produzione in primis di MCS a retroazione dinamica orografica. Una vasta saccatura di matrice nordatlantica affonda su Mediterraneo occidentale, innescando per risposta dinamica un intenso flusso caldo subtropicale da SSW che alimenta un robusto promontorio dinamico il cui asse meridiano si erge da Mediterraneo orientale a Scandinavia con funzione di blocco meteorologico.
Il flusso polare marittimo in entrata su Mediterraneo innesca frontogenesi, sia per divergenza in quota che per contrasto termodinamico nei bassi strati, in risalita verso NE, obbedendo al flusso in media troposfera; inoltre la presenza del blocco dinamico a levante favorisce numerose ondulazioni in seno alla linea frontale per la lenta evoluzione in senso zonale della configurazione.
La corrispondente sinottica al suolo è riportata di seguito.
Si noti come il blocco subtropicale dinamico in quota sostenga nei bassi strati l’estensione di un promontorio verso i Balcani orientali ed Egeo da parte del massimo anticiclonico attivo su Nordeuropa, mentre l’azione della saccatura atlantica vista prima a 500 hPa determina ciclogenesi su Ligure in lenta traslazione verso levante, coadiuvata nei bassi strati dall’avvezione fredda in scorrimento su Iberia, sui va ad incernierarsi una lunga linea frontale ondulata afromediterranea in risalita verso NNE.

Appare inoltre evidente l’elevata baroclinicità a carico della struttura ciclonica tra bassa e media troposfera (minimi al suolo ed in quota fuori asse) sintomo di elevato dinamismo. Nella situazione prospettata il Nordovest appare ormai libero dall’influenza frontale (mentre era decisamente impegnato 18-24 ore prima) ma si trova ancora in condizioni di windshear verticale positivo in velocità e direzione, con flusso orientale in evoluzione a nordorientale al suolo e nei primissimi strati troposferici e sudoccidentale in media troposfera (500 hPa, ove il flusso raggiunge i 50 nodi da SW).

Interessante appare anche la distribuzione del flusso a 250 hPa (jet-stream) riportata in seguito.

Infatti si nota come il getto polare in entrata dall’Atlantico, dopo essersi ondulato circuitando il settore meridionale della saccatura su Francia, si ripresenta rafforzato da Corsica a regioni settentrionali, segnatamente quelle centroccidentali ed alpine, con un core sui 40 m/s da Sud, che anche in questa circostanza innesca windshear verticale positivo in medioalta troposfera, contribuendo, oltre agli altri elementi visti in precedenza, alla genesi di sistemi temporaleschi importanti non escludendo la possibilità di qualche MCC o elemento supercellulare. Nei giorni 12 e 13 settembre tali aree furono interessate da forti e prolungati eventi temporaleschi con precipitazioni molto abbondanti.

7) Saccatura a 500 hPa su coste occidentali europee e promontorio anticiclonico dinamico proteso ad Europa nordorientale; sviluppo di WCB e fenomeni alluvionali in Liguria

Situazione occorsa il 4 ottobre 1995. Tale evento rappresentò uno degli esempi più classici nei quali, a fronte di configurazioni sinottiche al suolo ed in quota apparentemente poco disturbate, lo sviluppo di una WCB prefrontale ad innesco afromediterraneo promosse la formazione di un MCC su comparto ligure con fenomeni di rara intensità.

La promozione del MCC fu certamente supportata da acque mediterranee ancora molto calde (inizio ottobre) e dall’azione incrementante orografica, con genesi di elementi convettivi da retroazione dinamica, che mantennero in vita il sistema per oltre 12 ore con i picchi di massima intensità più o meno sulle medesime zone. I fenomeni furono di maggiore intensità rispetto al successivo passaggio frontale, che si ebbe tra il giorno 6 ed il giorno 7.

La sinottica riferita al piano isobarico di 500 hPa è riportata di seguito.

Si nota una vasta saccatura di origine atlantica con asse disposto da Irlanda al largo delle coste portoghesi, mentre un promontorio anticiclonico dinamico subtropicale si protende da Nordafrica ad Europa nordorientale. Flussi sudoccidentali dell’ordine di 30 nodi interessano le regioni settentrionali, presentando debole curvatura ciclonica tra la catena pirenaica e le isole Baleari in fase di propagazione verso ENE.

Sebbene sia in procinto di verificarsi un discreto apporto di vorticità ciclonica in media troposfera su settore nordoccidentale italiano, associato ad avvezione fresca ed instabile, questa configurazione non possiede i crismi prognostici atti a generare allarme in senso previsionale: l’asse di saccatura è ancora piuttosto lontano ed il massimo di divergenza in quota è attivo su Francia e penisola iberica, ove infatti si snoda una lunga linea frontale; in ogni caso instabilità potenziale, seppure moderata, è presente su settore nordoccidentale. La situazione al suolo appare invece più interessante, ed è riportata di seguito.

I due protagonisti della sinottica al suolo sono, nell’ordine, il vasto minimo ciclonico centrato a WNW delle isole britanniche e la cellula anticiclonica attiva su Europa orientale, con debole promontorio esteso al Mediterraneo centrale, ove è presente scarsa circolazione sinottica. Tuttavia il minimo depressionario atlantico promuove una debole saccatura il cui asse affonda, attraverso le isole Baleari, su comparto settentrionale algero-tunisino; ciò facilita, in associazione alla presenza ad E del predetto promontorio anticiclonico, l’insorgenza nei bassi strati di un flusso meridionale molto caldo ed umido, che tende a risalire dapprima verso la Sardegna e successivamente verso il comparto ligure nonché coste francesi sudorientali, per poi continuare oltre l’arco alpino occidentale.

Tale flusso conduce grandi quantità di calore sensibile e si arricchisce di vapore acqueo sorvolando le acque mediterranee, in pratica molta energia da fornire al sistema che si svilupperà al momento della risalita orografica su Appennino ligure col supporto dell’avvezione fresca, seppure blanda, in media troposfera. In tale flusso è individuabile il percorso di una Warm Conveyor Belt che sarà all’origine dell’intensa fenomenologia osservata. La WCB si nota molto bene nell’immagine satellitare posta di seguito.

Questa splendida immagine satellitare, riferita alle ore 07,17 GMT del 4 ottobre 1995, evidenzia molto bene la nascita ed il percorso della WCB. In primo luogo è evidente il vasto fronte freddo, innescato dalla saccatura atlantica, che interessa isole britanniche, Francia occidentale e sta abbordando la penisola iberica nel suo movimento verso ENE. La traccia della WCB è molto evidente, trattasi infatti della lunga banda nuvolosa che dall’entroterra algero-tunisino si porta su Sardegna, poi su regioni nordoccidentali, indi ruota verso NNW andando ad impattare il fronte freddo all’altezza della Francia settentrionale.

Inoltre già si nota un intenso sistema temporalesco che impegna la Liguria occidentale, e che nelle ore successive si intensificherà ulteriormente evolvendo in MCC. Al momento dell’immagine di cui sopra già si nota una certa eccentricità del cluster temporalesco (intorno 0,4) tra asse maggiore ed asse minore; tale eccentricità si porterà su valori tra 0,6 e 0,7 tra le 14,00 e le 15,00 GMT, momento in cui si avrà massima intensità dei fenomeni. La retroazione dinamica orografica indotta dal sistema, porterà i fenomeni, inizialmente confinati sul corrugamento montuoso, a propagarsi con moto retrogrado fino alla linea di costa con la genesi di nuove celle molto intense. Le precipitazioni furono di eccezionale intensità e superiori quasi ovunque a 100 mm in meno di 12 ore, con picchi areali superiori a 250 mm.

Situazioni di tale tipo sono di difficile interpretazione in sede previsionale, nonché di scarsa predittibilità da parte dei modelli di simulazione (anche i LAM) che notoriamente meglio si comportano in caso di apporti pluviometrici di tipo frontale; infatti le piogge occorse in occasione del transito frontale vero e proprio (tra il 6 ed il 7 ottobre) furono diagnosticate con ottima precisione; ma rimane il fatto che i fenomeni veramente violenti sfuggirono alla “lettura” modellistica. Un tipico caso di complicazione orografica difficile da prevedere e classico della complessa morfologia territoriale italiana.

Pierluigi Randi


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